ce damiano orafoSereno, pacioso, rilassato: quando parla esprime proprio ben-essere, quello vero, quello dato dalla passione coltivata e dall'entusiasmo di chi nel lavoro si realizza e si mette sempre in discussione. Damiano Ce, dell'omonimo laboratorio orafo in Corso San Pietro, 39 ad Abbiategrasso, ha un percorso professionale pieno di tappe importanti. Me le faccio raccontare. "Avevo 13 anni quando ho iniziato a frequentare l'Istituto Statale d'Arte Benvenuto Cellini di Valenza, località ancora oggi nota per l'oreficeria e la gioielleria. Ho poi continuato iscrivendomi all'istituto Gemmologico Italiano, centro di formazione molto rinomato. Chissà, forse essere figlio di un fabbro mi ha influenzato..."

Orafo da tanti, tanti anni, dunque: prima dipendente per maison importanti, ha poi aperto la sua attività nel 1996 in Via Pavia e dal 2004 si è trasferito dove ancora oggi regala momenti preziosi. Rigorosamente artigianali. Una abile mano che studia, disegna, crea e affina. Parola d'ordine: ricerca. Continua. 


"Mi piace scovare pietre non scontate, che si trovano difficilmente in commercio. Qualche esempio? La prasiolite, nota anche come ametista verde, della famiglia dei quarzi; la morganite, detta anche acqua marina rosa con la sua cromia del tutto particolare; gli spinelli rossi, verdi e blu, pietre simili al rubino ma con una tinta molto più accesa e intensa. E ancora, la rubellite, una varietà di tormalina con una colorazione che si avvicina al rosso rubino".

Insomma un universo di colori e forme tutto da scoprire che appassiona Damiano, il quale disegna tutto ciò che vende e fa tagliare le pietre e le gemme da un artigiano che le rende molto particolari. Mi viene naturale chiedergli quali siano le sue fonti di ispirazione. "Dormo molto poco e nelle mie notti insonni, o quasi, ripenso a ciò che vedo nel mondo: un sasso del Ticino, un quadro, un fiore, la pietra di un mercatino o la gemma vista ad una fiera, dove cerco di andare spesso".

C'è qualche tendenza? "Si sta riscoprendo l'oro giallo ed è molto in voga l'oro rosa, specie per le fedi. Le linee classiche nei gioielli di alta oreficeria non tramontano mai, spesso, invece, le forme moderne delle maison sono legate a mode più passeggere".

Cosa ami del tuo lavoro? "Dificile scegliere perché per me è davvero la professione più bella del mondo. Un linguaggio espressivo che mi aiuta a tirare fuori quello che non riesco sempre a dire a parole. Le mie creazioni infatti rispecchiano gli stati d'animo che provo: quando sono inquieto lavoro per sottrazione e creo gioielli più lineari e semplici, ma non meno sentiti e speciali, anche perché i miei sono tutti pezzi unici, per quanto poi li possa replicare".

Il tuo materiale del cuore? "Adoro l'oro perché a parte la preziosità è caldo, mi fa giocare, osare ed è davvero plasmabile".

Qualche aneddoto che ti è rimasto particolarmente impresso? "Ho realizzato una scultura per un noto regista, che rappresentava una pellicola su una base in lapis con alcune scene dei suoi film; ricordo anche una medaglia con la assunzione della Madonna donata al Vaticano e mi emoziono a ripensare a una spilla per Mia Martini nel momento del suo ritorno sulle scene musicali dopo anni di silenzio forzato".


Cosa consigli ai clienti quando scelgono un prezioso? "Li ascolto bene, cerco di capire i loro colori, li osservo e colgo i caratteri salienti delle loro personalità. Un gioiello è come un abito, molto più di un accessorio."

La scena della gioielleria Made in Italy? "Gli Italiani sono i migliori orafi al mondo. In particolare nel nostro Paese abbiamo tre poli molto importanti: Vicenza, Arezzo e Milano, che forse è la capitale con una produzione incredibile e incisori, casellatori, incastonari, smaltatori invidiati nel mondo. Anche la realtà delle scuole da noi è molto autorevole e riconosciuta a livello internazionale".


Salutandoci mi racconta del suo amore per le perle, in particolare quelle di Tahiti (nere), ma anche le australiane (le più grandi). La sua ultima sfida è sviluppare il suo canale Instagram che sta avendo un buon riscontro.

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