Wednesday 19 December 2018
Parco Naviglio


Quando il gelato lo si comprava dal carretto

Si ringrazia Lucio Da Col per la gentile concessione della immagine posta a destra.

"Il carretto passava e quell'uomo gridava gelati..." Come nella canzone di Battisti, anche il gelataio di Abbiategrasso gridava, ma con un fare tutto suo e con parole in rima. Era questo lo stile del Sig. Da Col quando con il suo triciclo passava a proporre i gelati in estate e la panna fresca in inverno. "Gelato alla vaniglia, senza soldi non si piglia" oppure "L'acqua lava i ponti, il vino va alla testa e il gelato Da Col rinfresca!" erano i suoi cavalli di battaglia. Queste parole ripetute più volte entravano nella testa dei bambini e lì rimanevano. Rime semplici che ancora oggi restano nei ricordi delle persone che, come Giorgio Molinari, accorrevano ai richiami del gelataio.

I pochi gusti, limone, panna, cioccolato e crema, erano ospitati nel carretto ambulante che il Sig. Da Col trasportava tra le piazze e le vie di Abbiategrasso. Il prodotto, poi, era ben diverso da ciò a cui siamo abituati. Non erano la preparazione e nemmeno il gusto ad essere differenti da oggi, ma il modo in cui era servito. Il gelato veniva posto tra due cialde, un po' come per il biscotto dei giorni nostri, ed il suo valore variava in base all'altezza che raggiungeva. Già perché il Da Col aveva un'asticella graduata su cui inseriva il primo biscotto. Una volta spalmato il gelato, il biscotto veniva ricoperto da un'altra cialda. Era l'altezza del prodotto finito che ne stabiliva il prezzo e non il numero di gusti scelti. Ad esempio un gelato da 20 Lire (1 centesimo di Euro) era considerato un premio, quindi da acquistare solo in occasioni speciali.

Il negozio ambulante era aperto tutti i giorni con una postazione serale fissa davanti all'ex cinema di P.zza V Giornate. Non era in competizione con nessuno, anche se sotto l'allea, in via Cavallotti, c'era un altro ambulante che proponeva granite. Ovviamente lavorava solo d'estate, ma sicuramente aveva il suo fascino. Un banco in lamiera zincata fungeva da appoggio per il tritaghiaccio manuale che serviva a preparare la base della granita. In aggiunta al ghiaccio venivano proposti i gusti: menta, tamarindo, limone e granatina. Il tutto alla modica cifra di 10 o 15 Lire che i nonni di oggi, ossia i nipoti di ieri, ricordano con amarezza quando decidono di far contenti i loro nipoti comprando un gelato o una granita.

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