Sunday 24 June 2018
Parco Naviglio


C'era una volta il fiume azzurro

I vecchi sono come libri aperti. Raccontano storie, basta ascoltarli

La nostra storia inizia così. C’era una volta il fiume azzurro, che ora di azzurro ha solo il riflesso del cielo. Circa 50 anni fa, come ben potete immaginare, il Ticino era totalmente diverso, acqua cristallina e molti pesci. Stando in riva al fiume un’ intera giornata era più o meno questo lo spettacolo a cui si poteva assistere. Enormi branchi di savette, dei pesci di fiume, creavano, strusciandosi sui sassi, riflessi argentei, tant’è che i nostri vecchi usavano dire “ghè i savet che brilen”(ci sono le savette che brillano). I barbi mangiando sul fondo, ribaltavano i sassi, creando linee candide sul fondo.
E nelle serate primaverili, l’acqua ribolliva perché i pesci si cibavano delle innumerevoli libellule che schiudendo, si libravano nell’aria e poi, verso il tramonto, saltavano da ogni dove: era questo il segno dell’entrata in caccia della regina del fiume, la trota marmorata, che veniva pescata con la tre ami alla vigevanese, ed era proprio un’arte quella “de fa balà al pes” (di far ballare il pesce). I cavedani invece venivano insediati con la tecnica del “bata muschin” che veniva praticata con la canna fissa, utilizzando come esca una cavalletta e facendola battere 2 o 3 volte sulla superficie dell’acqua per poi lasciarla a riposo ed attendere qualche attimo di secondo per l’abboccata del pesce.
A quei tempi i pochi negozi di pesca vendevano solo qualche amo e qualche turacciolo (galleggiante) e come terminale si usava un crine di cavallo eppure i pesci si prendevano lo stesso anche senza le diavolerie super tecnologiche di oggi. E le esche? Bè si recuperavano sul posto, vermi e insetti erano i più gettonati. Ad Abbiategrasso, in piazza Marconi, esisteva anche la “prea del pes”, un enorme blocco di granito dove veniva mercanteggiato il pesce del Ticino, senza bisogno di controlli ussl o quant’altro, perché l’acqua del fiume la si poteva bere.
Poi arrivò il progresso e iniziarono i problemi. Le industrie cominciarono a scaricare detersivi e prodotti chimici. Incominciarono a scomparire molte creature fluviali, per primi i temoli e poi le trote. Fino ad arrivare ai giorni nostri, dove ci sono ormai più specie alloctone che autoctone, e il Ticino continua ad essere inquinato. I problemi ambientali restano e opacizzano l'ambiente, ma non tanto da cancellare i ricordi, molto azzurri...






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