Saturday 24 August 2019
Parco Naviglio


La chiesa di Santa Maria della Neve di Bareggio

A pochi passi dalla chiesa parrocchiale di Bareggio si trova questo piccolo edificio, significativo esempio di Barocco locale: insieme ad altri edifici coevi, come l'oratorio di S. Anna a Motta Visconti e la chiesa di S. Rocco ad Abbiategrasso, è possibile ricostruire un gusto comune negli edifici collocabili tra la peste del 1630 e la metà del secolo. Si tratta probabilmente di una scuola costruttiva unica, scaturita dalla volontà dei Borromeo, in particolare Federico, di rinnovare e arricchire la Diocesi milanese anche attraverso l'arte e l'architettura, volontà nella quale rientra anche la scelta di fondare l'Accademia Ambrosiana di Milano.

La datazione agli anni 1630-40 della ricostruzione della chiesa di S. Maria della Neve di Bareggio è ricavabile da una serie di documenti che testimoniano il passaggio delle visite pastorali e la conseguente decisione di riedificare la chiesa che era servita da Lazzaretto; a quanto pare, l'antica S. Maria possedeva importanti affreschi cinquecenteschi o anche più antichi di cui nulla oggi resta. La dedicazione alla Vergine è legata anche alla presenza della Confraternita del Rosario che aveva il patronato dell'altare maggiore che ospita ancora oggi una pregevole statua seicentesca della Vergine del Rosario. La ricostruzione fu possibile grazie alle donazioni del popolo e della nobile famiglia locale dei Gallina grazie ai quali in pochi anni l'opera fu compiuta.

L'esterno mostra un fianco diviso in sezioni regolari, come molti edifici di cultura richiniana, e una facciata con aperture mosse da cornici, dove troviamo anche aggiunte decorative novecentesche, come all'interno; sicuramente seicentesche sono le parti in pietra grigia e l'impostazione generale della facciata realizzata secondo la consueta severa compostezza che nulla concede all'esuberanza decorativa né alle linee curve: è in sostanza un altro esempio della rigida cultura milanese che sente ancora forte il legame con l'epoca di S. Carlo.

L'interno riserva qualche sorpresa: ad una struttura in linea con l'esterno, quindi giocata in sezioni regolari che si ripetono coperte da volte e composte da semipilastri, archi e ricche finestre, si contrappone un ricco altare in legno dipinto contenente la statua della Vergine: questo altare crea il tipico effetto del teatro barocco poiché la cornice è creata per contenere la statua collocata in una nicchia del muro e probabilmente in antico era chiusa da un drappo. Ai lati due eleganti angeli scolpiti e coloriti dalla stessa mano della statua, mano che rivela ancora caratteri cinquecenteschi mentre la terminazione della grande struttura lignea è di derivazione borrominiana. Questo altare stupisce dunque per la ricerca di effetto, ancora apprezzabile per la perfetta conservazione, mostrando la capacità e la qualità degli artisti locali che tuttavia non rinunciano a mantenere viva la tradizione del secolo di S. Carlo: si pensi all'esuberanza degli altari settecenteschi in contesti assai sobri, come all'Addolorata di Abbiategrasso o alla già citata S. Anna di Motta Visconti.

Merita attenzione anche la decorazione alla base dell'altare, di qualche decennio successiva ma anch'essa assai pregiata e raffigurante al centro, fra eleganti intrecci di fiori e foglie, la Vergine del Rosario con Santi; infine non si tralascino le aggiunte decorative novecentesche con affreschi e un grande dipinto raffigurante la Natività.

BIBLIOGRAFIA

C. P. RIVA, Bareggio. Note storiche, Bareggio, 1987






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