Monday 12 November 2018
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Il cimitero di Abbiategrasso e l'epopea garibaldina

Cosa c'entra Garibaldi col cimitero abbiatense? Vi sono almeno due elementi di contatto: uno storico, l'altro artistico.

Quello storico riguarda il progettista, un ingegnere abbiatense, Giuseppe Borsani, descritto nella lapide che lo ricorda in Piazza Marconi: “Volontario con Garibaldi”, oltre che deputato al Parlamento e Sindaco, “Apostolo costante di bene – di libertà – di progresso”. È lui, nato nel 1850 e morto nel 1906, l'autore del progetto del nuovo cimitero, realizzato di ritorno dalle campagne d'Italia, a partire dal 1890 e che nel 1913 ha definitivamente sostituito il vecchio camposanto risalente al 1784 che si trovava nell'attuale Piazza Vittorio Veneto, dove era sepolto anche Serafino Dell'Uomo.

Proprio le differenze stilistiche fra i due cimiteri ci conducono al secondo legame col Risorgimento Italiano: il più antico era in perfetto stile neoclassico, costituito da un tempio dorico che introduceva ad uno spazio aperto con al centro un altro tempietto simile ma di proporzioni minori. È insomma il tipico cimitero settecentesco, di un'eleganza severa e moderna, vicino per stile alla Porta Ticinese di Milano del Cagnola. È un peccato che sia andato distrutto, tuttavia la foto che troviamo nel volume del Parodi ci permette il confronto con quello realizzato dal garibaldino abbiatense ancora oggi utilizzato: il cimitero nuovo è infatti in uno stile completamente diverso, sul modello del Cimitero Monumentale di Milano, ovvero nell'eclettismo consueto nella seconda metà dell'Ottocento.

Anche ad Abbiategrasso troviamo la commistione di stili che richiama alla mente il Rinascimento, nei portici, nei colonnati, nelle finestre del piano terra del corpo d'ingresso; il Gotico nei pinnacoli della Cappella principale; il Romanico negli archi, nelle bande bianche e nere; e poi: richiami etruschi, paleocristiani. E ancora: la Toscana nelle bande di due colori, Venezia nelle cupole, Milano nei pinnacoli; insomma, il nuovo stile è Risorgimentale, è lo stile dell'Italia unita: vi sono richiami stilistici alla storia e alle particolarità locali della nuova Nazione, fuse in edifici che devono essere in primo luogo simboli, devono insegnare e unificare la patria. Ma non solo: la predominanza dello stile Romanico è legata alla prima lotta contro lo straniero invasore: la famosa Battaglia di Legnano, la Lega Lombarda che ha sconfitto i tedeschi, viene rivista in epoca risorgimentale come simbolo della libertà italiana e come modello. Così nascono scuole, chiese, palazzi neoromanici, che si sommano a richiami gotici e paleocristiani in edifici sacri, quali i cimiteri, come rafforzamento della spiritualità cristiana. 

Ecco dunque il legame con l'epopea garibaldina: mentre il cimitero neoclassico simboleggiava la perdita razionale di uno spirito, di un'anima, di una virtù; in quello eclettico si commemora la perdita di un pezzo di storia, una storia che sommata pezzo a pezzo, anno ad anno ha portato al progresso e alla libertà: “Giuseppe Borsani ... Apostolo costante di bene – di libertà – di progresso”.

BIBLIOGRAFIA

A. PALESTRA, Storia di Abbiategrasso, Milano, 1956

P. PARODI, Notizie storiche del Borgo di Abbiategrasso, rist. anastatica: Bologna, 2002






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